RESTAURO DEL VILLINO RANGHIASCI BRANCALEONI
Gubbio | 2024


L’idea progettuale per gli esterni consiste nel riproporre un disegno simmetrico del fronte principale. La simmetria è difatti principio costitutivo originario dell’edificio di matrice neoclassica. Si propone dunque la realizzazione di una struttura metallica ad arco sul lato est del fronte principale che sia speculare all’arco in muratura esistente sul lato ovest. Una struttura eterea autoportante, costituita da una maglia di tondini di 20mm saldati tra loro, che possa, da un lato riconfigurare la spazialità di un volume ad arco incompiuto, dall’altro fungere da supporto per la vite americana. Questa prima scelta progettuale lavora sulla memoria di un’assenza. La struttura poggerà da un lato sul terreno a ovest con una fondazione “a zavorra” di 40×250 cm, ossia riempita per 50 cm di pietrame calcareo su allettamento di sabbia e breccia, dall’altro lato sarà fissata al fronte in pietrame in bozze con golfare da avvitare su barre filettate. Una seconda scelta progettuale lavora sul “non finito” coniugandolo con il “ruinismo” caro ai giardini all’inglese, dove la natura con un “disordine controllato” rompe le regole geometriche rinascimentali del giardino all’italiana, riappropriandosi dello spazio. Si è pensato di inverdire tutti i fronti (laterali e posteriore) in pietrame rimasti incompiuti. Si configurerebbe come un intervento riconoscibile e distinguibile che declina i dettami del restauro architettonico in un contesto di parco storico. Per quanto riguarda l’illuminazione si è scelto di lavorare per piani sovrapposti. I fasci di luce, posizionati a pavimento a piano terra e sulla cornice al primo piano, valorizzano il ritmo neoclassico delle paraste della zona mediana del fronte principale che ospita gli accessi, lasciando in penombra le parti laterali. Un ultimo piano sulla scena di fondo è quello degli archi che saranno illuminati diffusamente con faretti nascosti dietro alle rientranze murarie dei prospetti laterali. Per quanto concerne il fronte posteriore si è pensato ad un’illuminazione puntuale con faretti a parete e bracci da posizionare sopra ai tre ingressi ad arco, lasciando in ombra le pareti verdi. La terrazza superiore sarà illuminata, in caso di uso, da luci a parete sui pilastrini in mattoni. Per quanto riguarda gli interventi di natura edile esterni, questi consisteranno nel rifacimento del manto di impermeabilizzazione, del massetto e del lastricato solare della terrazza al primo piano e della terrazza in copertura con pavimentazione in cotto. Saranno riproposti gli infissi con la stessa partitura di Palazzo Ranghiasci e disegnati nel prospetto principale originario, in essenza di pino lamellare laccato di colore bianco lino. Come misura di abbattimento delle barriere architettoniche, si è optato per l’inserimento di un servoscala anche sulla scala esterna. Sopra la balaustra di copertura sul fronte principale, il progetto prevede infine l’installazione di una scritta al nèon, che omaggi la gentildonna ispiratrice del parco, Matilde Hobhouse, moglie del marchese Francesco, riportando la dicitura, ritrovata in archivio, nel progetto di una piccola serra per fiori da costruirsi nella Villa: “nei fiori è rinchiuso ogni gentile affetto”.


Internamente il progetto mantiene la caffetteria a piano terra ad aula unica. Tutte le pareti divisorie vengono demolite. La sala ospita un bancone centrale di falegnameria da realizzarsi con struttura in mdf impiallacciata in noce, bugne in essenza di noce e top in marmo. Perimetralmente corre una boiserie alta 1,20 m in mdf, da rivestire in noce con piallaccio multilaminare Alpi Xilo Walnut e cornice squadrata in marmo bianco. Il soffitto viene ribassato di circa 50 cm per consentire i passaggi impiantistici, non essendo previsto il rifacimento del massetto e del pavimento nella sala: i pannelli del controsoffitto saranno in mdf, da rivestire anch’essi in noce con piallaccio multilaminare Alpi Xilo Walnut. Le pareti della caffetteria ripropongono all’interno il colore verde sottobosco del parco esterno. Piccole sospensioni nere illuminano, scendendo dal controsoffitto, i tavoli e le sedute. La zona retrostante adibita a servizi viene riorganizzata per una maggiore funzionalità spaziale e distributiva. L’angolo ovest è destinato a bagno pubblico con accesso dall’esterno tramite tornello; è possibile accedervi, per le persone disabili, anche dall’interno tramite porta sul disimpegno di accesso ai bagni privati. Nell’angolo est si è pensato di aprire un varco murario per consentire un ingresso di servizio per lo scarico-carico delle merci della cucina, suddivisa in tre ambienti: locale deposito-tecnico, zona cottura, zona lavaggio-frigo. Pavimenti e rivestimenti degli ambienti di servizio saranno in grès. L’illuminazione di questa zona è risolta con faretti ad incasso nel controsoffitto di cartongesso. Il progetto prevede un’aula unica anche al primo piano. Si è scelto di chiudere solamente la scala con una parete opaca che, in corrispondenza del pianerottolo, si smaterializza in una “bussola” di accesso alla sala in vetro con anta frontale. Ciò comporterà la realizzazione di una piccola porzione di solaio in ferro e tavelloni. La chiusura della scala di collegamento e la realizzazione del controsoffitto in legno a piano terra consentiranno l’isolamento acustico della sala superiore, da poter adibire a: lezioni di yoga, lezioni didattiche di botanica o di scultura, laboratori di lettura, spazio di coworking per giovani creativi… La scala sarà illuminata da segnapassi; l’aula polifunzionale avrà invece, lato finestre, un nastro led che produce luce diffusa e dimmerabile verso l’alto, lato accessi, punti luce a parete a fare da contrappunto.